Cronologia

Parte 1 – Prima del terremoto

fine gennaio 1952Danilo Dolci arriva a Trappeto, un borgo di pescatori vicino a Partinico, in provincia di Palermo, dove ha deciso di stabilirsi. Vuole provare ad aiutare gli abitanti del posto, che aveva conosciuto quando il padre, ferroviere, vi era stato trasferito una decina di anni prima.

25 maggio 1952Vito Bellafiore viene eletto nel Consiglio comunale di Santa Ninfa con il Partito comunista. In seguito accetta la carica di vicesindaco.

14 ottobre 1952 – Sul letto di un bambino morto di fame, Danilo Dolci inizia il primo dei suoi numerosi digiuni. Alcuni suoi amici decidono che, se lui morirà, a turno prenderanno il suo posto. Il digiuno viene interrotto dopo 8 giorni quando le autorità si impegnano a realizzare alcuni interventi urgenti a Trappeto. A Dolci arriva la lettera di sostegno di Aldo Capitini, tra i primi a teorizzare la nonviolenza in Italia. Nasce una lunga amicizia tra i due.

10 dicembre 1952 – Dolci diffonde un appello per l’obiezione di coscienza e contro la guerra.

ottobre 1953 – la scoperta di giacimenti petroliferi al largo di Ragusa apre allo scontro politico ed economico sull’industrializzazione della Sicilia. Si rompe l’unità della Democrazia Cristiana, è il preludio del “milazzismo”.

1953-1954 – Danilo Dolci costruisce insieme ad amici e collaboratori una casetta e una scuola materna per i bambini bisognosi. Nasce il primo nucleo del Borgo di Dio. Le autorità pongono i sigilli alla struttura dopo un breve periodo di attività e trasferiscono i bambini in istituti pubblici.

inizio 1955 – A 26 anni Vito Bellafiore subentra al sindaco di Santa Ninfa Luigi Ciulla quando questi rassegna le dimissioni. Bellafiore resta alla guida della città per quasi trent’anni, fino al 1983.

5 giugno 1955Ludovico Corrao, avvocato penalista di Alcamo ed esponente di sinistra della Democrazia Cristiana, viene eletto deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS).

30 gennaio 1956 – Danilo Dolci organizza il digiuno dei mille, sulla spiaggia di San Cataldo, a Trappeto, per protestare contro i motopescherecci che agivano illegalmente nella zona privando i pescatori locali del loro sostentamento. La manifestazione viene vietata dalle autorità, con la motivazione che “un digiuno pubblico è illegale”.

2 febbraio 1956 – a Partinico si svolge lo “sciopero alla rovescia”, una manifestazione promossa da Danilo Dolci e dai suoi collaboratori per chiedere alle autorità di intervenire contro la disoccupazione in Sicilia. Quando la polizia interviene, i manifestanti oppongono resistenza non violenta. Danilo e altri capi della protesta vengono arrestati e condannati.

30 agosto 1956 – viene pubblicato “Processo all’articolo 4”, il libro che raccoglie le carte del processo a Danilo Dolci e agli altri leader dello sciopero alla rovescia. Il volume contiene anche la memorabile difesa di Piero Calamandrei, che muore a Firenze il mese successivo.

dicembre 1956 – Einaudi pubblica la prima edizione del libro “Inchiesta a Palermo”, frutto del lavoro di ricerca di Danilo Dolci e Franco Alasia sulle condizioni di vita nelle zone più disagiate del capoluogo siciliano. Alcuni giovani volontari decidono di sostenere l’attività di Danilo, tra questi anche un ventenne di Partinico di nome Lorenzo Barbera.

15 dicembre 1956 – Danilo Dolci e i suoi collaboratori organizzano un digiuno collettivo per denunciare la miseria in alcune zone di Palermo.

1-3 novembre 1957 – a Palermo si tiene il “Congresso per la piena occupazione”, organizzato da Dolci con la partecipazione di tecnici, economisti, sociologi e urbanisti, italiani e stranieri. Per la prima volta in Italia viene introdotto il concetto di “piena occupazione”.

7-19 novembre 1957 – Danilo Dolci e Franco Alasia digiunano nel Cortile Cascino di Palermo, in seguito al “Congresso per la piena occupazione”, per denunciare la difficile situazione dei quartieri più poveri della città.

1957 – Danilo Dolci vince il premio Lenin per la Pace, assegnato dall’Unione Sovietica. Dopo alcune esitazioni, insieme ai suoi collaboratori decide di accettare il riconoscimento, pur dichiarando di non essere comunista.

maggio 1958 – Con i soldi del premio Lenin per la Pace, Danilo e i suoi collaboratori fondano il “Centro studi e iniziative per la piena occupazione” (CSIPO), con sedi a Partinico, Roccamena, Corleone, Menfi, Cammarata e San Giovanni Gemini. Si formano comitati di sostegno all’attività del centro in Italia, Svizzera, Inghilterra, Svezia e Germania.

31 ottobre 1958 – Ludovico Corrao segue Silvio Milazzo nella scissione della DC. Milazzo presiede un governo regionale basato sull’alleanza tra diverse formazioni politiche che mettono i democristiani in minoranza con l’obiettivo di promuovere la piena applicazione dello Statuto dell’Autonomia siciliana. Questo movimento viene chiamato “milazzismo”. Corrao assume l’incarico di Assessore regionale ai Lavori Pubblici.

7 giugno 1959 – Ludovico Corrao viene rieletto all’ARS ed è membro del secondo governo Milazzo. Su denuncia e indicazione di Danilo Dolci promuove lo sgombero del disagiato cortile Cascino di Palermo, ai cui abitanti vennero assegnati alloggi popolari.

27-29 aprile 1960 – Il CSIPO organizza il “Congresso sulle condizioni igienico-sanitarie in una zona sottosviluppata della Sicilia occidentale” a Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento.

25 giugno 1960 – Danilo Dolci pubblica “Spreco”, un’analisi socioeconomica nella Sicilia occidentale. Il sostantivo che dà il titolo al libro si riferisce allo spreco di acqua, cibo e terra, ma soprattutto di uomini.

dicembre 1960 – Corrao viene eletto sindaco di Alcamo, suo paese di origine, carica che ricopre fino a gennaio 1963. In questi anni si impegna per lo studio e l’approvazione del primo piano regolatore della città.

1960 – Lorenzo Barbera inizia ad operare nella sede del CSIPO a Roccamena. Con il tempo, fa nascere comitati popolari che affrontano i temi più importanti per lo sviluppo del comune, tra cui la costruzione della diga sul Belice in territorio roccamenese.

1962Graziano Verzotto, figura controversa di politico e dirigente della prima repubblica, viene nominato segretario regionale della Democrazia Cristiana, carica che ricopre fino al 1966. Viene poi nominato presidente dell’Ente Minerario Siciliano.

29 aprile 1962 – a Roccamena, nel palermitano, si tiene una riunione promossa dal CSIPO, a cui partecipano i rappresentanti di 13 comuni della zona. Viene deliberata la creazione di un “Comitato Intercomunale per la pianificazione organica della valle del Belice”, a cui partecipano non solo le amministrazioni comunali, ma anche sindacati, politici e membri della società civile. Complessivamente, vi aderiscono 25 comuni delle province di Palermo, Trapani e Agrigento.

2 giugno 1962 – a Santa Ninfa si tiene un convegno, promosso da Vito Bellafiore, in cui il Comitato Intercomunale traccia le prime linee per un piano di sviluppo del Belice. L’attività nasce grazie al coordinamento e alla formazione dei quadri portata avanti dal CSIPO di Danilo Dolci.

11 giugno 1962 – Il democristiano Vincenzino Culicchia viene eletto per la prima volta sindaco di Partanna, comune del Belice, nel trapanese. Ricopre questo incarico per trent’anni, in modo quasi ininterrotto, fino al 1992.

7 settembre 1962 – Danilo Dolci mette in atto un nuovo digiuno per la diga sullo Jato, seguito da una grande manifestazione popolare. Dopo nove giorni giunge da Roma, dalla Cassa per il Mezzogiorno, la decisione di finanziare la diga.

27 ottobre 1962 – in un misterioso incidente aereo muore il fondatore e presidente dell’Eni Enrico Mattei. Il suo volo era decollato da Catania ed era diretto a Milano.

14 novembre 1962 – a Menfi nasce la Cooperativa Cantina Sociale “Il Progresso”, grazie al lavoro del tecnico agrario del CSIPO Michele Mandiello.

27 febbraio 1963 – inizia la costruzione della diga sullo Jato. Si lavora 24 ore su 24, con 500 persone divise in tre turni. Durante questi lavori nasce un robusto sindacato che insieme al CSIPO respinge e denuncia i tentativi di speculazione di mafiosi della zona sui lavori della diga.

29 aprile 1963 – Ludovico Corrao viene eletto alla Camera dei deputati come candidato indipendente del PCI.

26-29 ottobre 1963 – dopo aver ottenuto l’inizio dei lavori della diga sullo Jato, a Roccamena il CSIPO organizza una manifestazione per chiedere la diga sul Belice, con un nuovo digiuno di Dolci. Il presidente della regione Mario Fasino annuncia che la costruzione dalla diga inizierà entro un anno, ma il termine non viene rispettato.

7 marzo 1964 – la piazza del municipio di Roccamena viene occupata in modo nonviolento per chiedere passi avanti sulla diga sul Belice, dal momento che non si sono visti passi avanti per la sua realizzazione.

1965 – dopo l’esperienza a Roccamena, Lorenzo Barbera inizia ad operare alla sede del CSIPO di Partanna.

22 settembre 1965 – Al Circolo della stampa di Roma, Danilo Dolci e Franco Alasia presentano i risultati di un’analisi popolare compiuta nella Sicilia occidentale sui rapporti tra mafia e politica. Il loro rapporto accusa l’allora ministro della DC Bernardo Mattarella (padre di Piersanti e Sergio), il deputato siciliano Calogero Volpe e altri politici, di relazioni con ambienti mafiosi. Il dossier viene sottoposto all’attenzione della Commissione parlamentare antimafia. Dolci e Alasia vengono denunciati.

20 novembre 1965 – Inizia il processo per diffamazione contro Danilo Dolci e Franco Alasia su denuncia di Mattarella e Volpe.

26 dicembre 1965 – la diciassettenne di Alcamo Franca Viola viene rapita da un gruppo di criminali guidati dal mafioso Filippo Melodia, che vuole costringerla al matrimonio riparatore. Dopo la liberazione della ragazza, Franca e la sua famiglia respingono questa scelta e denunciano i sequestratori. L’avvocato di Franca, che si è costituita parte civile al processo, è Ludovico Corrao.

dicembre 1965 – in un convegno a Sambuca di Sicilia il Comitato Intercomunale esamina i problemi riguardanti gli Enti di Sviluppo Agricolo e il superamento dell’enfiteusi.

maggio 1966 – nell’ambito del Comitato Intercomunale, si tiene un seminario dei sindaci della valle del Belice per definire il ruolo dei comuni nella programmazione economica.

settembre 1966 – Viene pubblicato da Einaudi “Chi gioca solo”, il libro che comprende una parte della documentazione sui rapporti mafia-politica raccolta da Dolci e Alasia e alcune vicende processuali.

gennaio 1967 – dopo che il tribunale di Roma ha respinto la lista con centinaia di testimoni indicati dagli avvocati difensori di Dolci e Alasia per sostenere la fondatezza delle accuse, i due imputati rinunciano a difendersi e revocano il mandato ai loro avvocati.

7-11 marzo 1967 – dopo cinque anni dalla nascita del Comitato Intercomunale, viene ultimato il Piano di sviluppo della valle del Belice. Il documento viene presentato in modo itinerante con la “marcia per la Sicilia occidentale e per un nuovo mondo”, che inizia da Partanna e prosegue fino a Palermo, attraversando Castelvetrano, Campobello di Mazara, Menfi, Santa Margherita Belice, Roccamena, Partinico, Monreale. Il piano prevede tra le altre cose la creazione della diga sul Belice, lo scorrimento veloce Sciacca-Palermo e la riforma agraria. Partecipano alla manifestazione il poeta siciliano Ignazio Buttitta, lo scrittore Carlo Levi, il pedagogista Lucio Lombardo Radice, il pittore Ernesto Treccani, il poeta vietnamita Vo Van Ai e il giovane Peppino Impastato, che in una storica foto compare accanto a Danilo Dolci. Alla fine della marcia, i contenuti del piano vengono presentati alle autorità regionali e nazionali.

22 giugno 1967 – i giudici condannano Danilo Dolci a due anni di prigione e Franco Alasia a un anno e sette mesi per le loro denunce. Propongono ricorso in appello.

20 settembre 1967 – Si tiene una protesta antimafia davanti al Parlamento a Roma e alla sede della Commissione Antimafia. Nel successivo governo Moro, Bernardo Mattarella non viene riconfermato.

1967 – Il ventottenne di Santa Ninfa Pino Lombardo diventa collaboratore del Centro Studi e Iniziative per la piena occupazione fondato da Danilo Dolci a Partinico. Il suo lavoro a tempo pieno per il centro prosegue fino al 1973, quando ritorna a Santa Ninfa, ma Lombardo continua a collaborare dall’esterno con un ruolo di primo piano.

1 gennaio 1968 – Al Borgo di Trappeto iniziano i lavori per la costruzione del “Centro di formazione”, che vengono ultimati in sette mesi.

Parte 2 – Il terremoto

domenica 14 gennaio 1968 – intorno alle 13.30 in tutta la Sicilia occidentale si registra una scossa di sesto grado della scala Mercalli, che viene chiaramente percepita dagli abitanti ma che provoca solo danni lievi agli edifici. Altre quattro scosse seguono nel pomeriggio, fino alle 17 circa. Molti abitanti della zona decidono di trascorrere la notte all’aperto o nei casolari di campagna, ritenuti più sicuri. Le temperature sono più rigide del solito per quella zona della Sicilia, nei paesi più alti quella settimana ha addirittura nevicato.

15 gennaio 1968 – intorno alle 2. 30 del mattino la terra trema di nuovo. Poi, alle 3 del mattino, una violentissima scossa colpisce il Belice. Secondo il sito della protezione civile è una scossa di magnitudo 6.1 (per l’Ingv magnitudo 6.3). In base ai danni la scossa viene qualificata del decimo grado sulla scala Mercalli-Cancani-Sieberg (terremoto completamente distruttivo).

L’epicentro si trova tra i paesi di Salaparuta e Gibellina. Secondo il sito della protezione civile, le vittime del sisma sono 296. Invece secondo la Relazione della Commissione d’inchiesta parlamentare del 1981, che ha avuto accesso ai dati ufficiali forniti dalle prefetture di Agrigento, Palermo e Trapani, a morire sotto le macerie o per lesioni conseguenti al sisma sono 369 persone. I feriti sono 601.

I terremotati trascorrono la prima notte all’aperto intorno a fuochi accesi per riscaldarsi. Arrivano i primi, insufficienti, soccorsi governativi in alcuni dei paesi colpiti.

Secondo i vigili del fuoco, i paesi di Salaparuta e Poggioreale sono completamente isolati. Squadre locali si trovano sul posto al momento della scossa distruttiva, ma risultano “tagliate fuori” e devono operare autonomamente.

Qui lo speciale sui primi soccorsi, con il documento sulle operazioni di protezione civile dei vigili del fuoco.

16 gennaio 1968 – le prime pagine dei giornali riportano la notizia del terremoto, parlando di centinaia di morti e oltre mille feriti. Il presidente del Consiglio Aldo Moro si reca in visita nella zona terremotata in elicottero.

Nel Belice piove a dirotto e la neve si è sciolta. Si fa fatica a trovare cibo, anche andando a chiederlo nei paesi vicini. Molti si ammalano di raffreddore o di bronchite.

Dentro Santa Margherita Belice passano senza fermarsi gli autocarri con coperte e viveri, diretti a Montevago. Gli abitanti fermano con la forza qualche autocarro carico di pane. Una compagnia della Polizia di Stato di Catania opera i primi soccorsi e ripristina il collegamento telefonico per dare agli emigrati informazioni sui loro parenti.

Anche l’esercito interviene, predisponendo i magazzini per i beni di prima necessità da distribuire. Ma in paese non arrivano ancora viveri se non quelli offerti da privati e provenienti da paesi limitrofi meno colpiti.

Nelle prime ore del pomeriggio le forze dei Vigili del Fuoco, mobilitate il giorno precedente via nave da Civitavecchia e da Napoli, sono attive e iniziano le operazioni di soccorso nella zona.

17 gennaio 1968 ­– a Santa Ninfa, uno dei paesi maggiormente danneggiati, vengono installate una ventina di tende. Il sindaco Vito Bellafiore, il parroco don Riboldi e l’ufficiale sanitario Nicolò Morreale raccolgono i bisogni della cittadinanza.

Il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat visita in elicottero i centri colpiti.

Le autorità statali iniziano a rilasciare celermente passaporti per i terremotati e offrono biglietti gratuiti per chi intende emigrare: una misura che incentiva lo spopolamento dei comuni del Belice, i quali vedono messa a rischio la possibilità della ricostruzione.

Vito Bellafiore e don Riboldi chiedono al Capo dello Stato di impedire il trasferimento forzato dei cittadini.

La marina militare installa vicino Santa Ninfa una tendopoli con un ospedale da campo.

18 gennaio 1968 – iniziano ad arrivare una serie di aiuti da ogni parte d’Italia, inclusi quelli di politici locali che giungono portando mezzi carichi di soccorsi. Tra loro c’è anche Ludovico Corrao. Tuttavia in alcuni comuni non ci sono spazi idonei per immagazzinare gli aiuti.

19 gennaio 1968 – a Santa Margherita iniziano ad arrivare le tende e vengono allestite tre tendopoli.

25 gennaio 1968 – alle ore 10.52 una nuova scossa di magnitudo 5 fa crollare mura perimetrali già danneggiate a Gibellina. Quattro vigili del fuoco impegnati in operazioni tra le macerie perdono la vita. Sono Alessio Mauceri, 53 anni, Giovanni Nuccio, 28 anni, Savio Semprini, 30 anni, e Giovanni Carturan, appena ventenne.

 

Vengono registrati danni a Sciacca e a Palermo, dove sono evacuate scuole, uffici e abitazioni e si torna a dormire all’aperto.

In totale, dal 14 gennaio al 10 giugno 1968, nella Sicilia occidentale vengono registrate circa 300 scosse.

10 febbraio 1968 – Vengono ripresi i lavori al Borgo di Trappeto, interrotti per il terremoto.

Pino Lombardo e altri collaboratori del CSIPO avviano gli studi e le verifiche necessarie, insieme alla Facoltà di Geologia dell’Università di Palermo, per la stesura di un piano di sviluppo per la ricostruzione nel Belice. Lombardo viene affiancato dall’urbanista Giuseppe Carta e dall’economista Marziano Di Maio.

Dall’esigenza di ricostruire i comuni distrutti in altre zone, ritenute geologicamente più sicure, nei mesi successivi nasce l’idea della “città-territorio”: la costruzione di centri urbani diversi ma contigui, che possano avere maggiori servizi e possibilità di sviluppo.

1-2-3 marzo 1968 – viene organizzato il viaggio a Roma di circa 1.500 terremotati, per chiedere al parlamento di approvare la legge con gli stanziamenti necessari a ricostruire i paesi distrutti.

A guidare la protesta sono i membri del Centro Studi di Danilo Dolci, capitanati da Lorenzo Barbera, che è il responsabile per la sede di Partanna. Partecipano anche diversi sindaci e rappresentanti delle popolazioni colpite.

I manifestanti prenotano un treno speciale che dalla stazione di Palermo avrebbe dovuto portarli a Roma, ma una volta giunti nel capoluogo siciliano, viene detto loro che a causa di “difficoltà tecniche” il loro treno non c’è più. Viene detto loro che a Messina è tutto bloccato a causa di treni merci carichi di arance, che hanno la priorità su tutto. I terremotati non si arrendono, e riescono a ottenere dei vagoni per il viaggio, ma devono dividersi in due gruppi.

Il sindaco Bellafiore, che è con il secondo gruppo, racconta che durante il viaggio in treno il gruppo che guidava i manifestanti viene addirittura avvicinato dal questore, dal capo stazione e dal commissario di polizia, che li avvisarono che il treno si sarebbe fermato a Messina e che loro avrebbero fatto bene a interrompere il viaggio. Ma i manifestanti sono decisi e ignorano queste raccomandazioni.

Giunti a Messina, trovano l’ingresso al loro traghetto ostruito da militari in assetto antisommossa. Loro procedono per imbarcarsi, e la situazione si risolve solo perché un funzionario si avvicina ai poliziotti intimando il fermo. “Non abbiamo voluto creare il caso in terra di Sicilia”, viene riferito agli organizzatori.

Il traghetto porta i manifestanti a Villa San Giovanni, e da lì un treno li conduce a Roma.

Una volta arrivati, i terremotati sfilano un corteo per arrivare a piazza Montecitorio. Ottengono il supporto e la solidarietà degli studenti universitari, che quel giorno protestavano nella vicina piazza Colonna.

4-5-6 marzo 1968   – Alla Camera dei Deputati è prevista la discussione sulla legge per la ricostruzione. Tra cinque e dieci rappresentanti per ogni comune dovrebbero accedere ai loggioni per assistere alla discussione. Ma sorge un problema: per entrare alla Camera gli uomini devono indossare la cravatta, e nessuno dei manifestanti ovviamente ne ha una. Per un mero formalismo, i terremotati vengono bloccati all’ingresso e rischiano di restare fuori dal Parlamento. Non può accadere. In men che non si dica, gli organizzatori vanno a comprare oltre cento cravatte e le distribuiscono ai rappresentanti, che le indossano incuranti sui maglioni e sui cappotti e possono quindi entrare nell’aula di Montecitorio.

La discussione dura due giorni, ma alla fine la legge viene approvata, con un finanziamento di 162 miliardi e 450 milioni di lire (l.n. 241/1968).

La legge accentra il potere decisionale e gestionale sulla ricostruzione nelle mani dello Stato, che delega il compito all’ISES, un istituto che si occupava di edilizia scolastica.

A sua volta, l’ISES delega all’Ispettorato per le zone terremotate, un ente appositamente creato alle dipendenze del Ministero dei Lavori Pubblici.

Le autorità statali promettono che le baracche saranno pronte entro 3 mesi, ma il termine non viene rispettato.

19 maggio 1968 – Ludovico Corrao viene eletto al Senato come indipendente di sinistra. Viene riconfermato nel 1972, 1994 e 1996. Contemporaneamente ricopre per 25 anni la carica di sindaco di Gibellina, paese di cui promuove la ricostruzione ad opera di celebri artisti e urbanisti.

Il democristiano Bernardo Mattarella viene eletto per il suo ultimo mandato alla Camera dei Deputati.

8 luglio 1968 – il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat attribuisce al sindaco di Santa Ninfa Vito Bellafiore l’onoreficenza di Commendatore nell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

9 luglio 1968 – si tiene un’altra protesta a Palazzo dei Normanni, con la quale si chiede il coinvolgimento dei sindaci nelle decisioni sulla ricostruzione.

agosto 1968 – Le autorità statali, che a marzo avevano promesso le baracche pronte entro tre mesi, non hanno mantenuto la parola data. Un’assemblea popolare a Roccamena, promossa dai membri del Centro Studi di Danilo Dolci, decide di fare una protesta originale: sottoporre i politici che non hanno mantenuto le loro promesse a un “processo del popolo”. È così che nasce il giudizio popolare di Roccamena.

Vengono formati dei comitati, ognuno dei quali prepara il dossier per un politico regionale o nazionale, e stila i capi d’accusa. Tutti i politici accusati vengono invitati a preparare la loro difesa.

15 settembre 1968 – Il “Piano di sviluppo per la ricostruzione delle Valli del Belice, del Carboj e dello Jato”, redatto da Pino Lombardo, dall’urbanista Giuseppe Carta e dall’economista Marziano Di Maio, viene presentato al Borgo di Trappeto in una conferenza stampa e inviato alle autorità.

La sua elaborazione, frutto dei dati raccolti dai comitati negli anni precedenti e delle verifiche geologiche condotte insieme all’Università di Palermo, è la prima proposta di intervento organico nella zona dopo il terremoto.

Vengono inoltre indetti i “Cinquanta giorni di pressione” per la zona terremotata. Il plastico del piano viene presentato e discusso nelle piazze, nelle strade, e nei cinema dei comuni terremotati. Vengono organizzate marce di protesta, digiuni collettivi, scioperi, murales nei comuni colpiti e a Palermo, presso Palazzo dei Normanni e il Palazzo di Giustizia.

(in aggiornamento)

Parte 3 – La ricostruzione e la “rinascita negata”

4 aprile 1969 – A Trappeto il CSIPO tiene un seminario con esperti nazionali e internazionali sulla “Città-territorio”. L’editore Laterza pubblica “Inventare il futuro”, parziale sintesi dell’esperienza firmata da Danilo Dolci.

6 luglio 1969 – si costituisce “il consorzio irriguo Jato”, promosso dal CSIPO, che contribuisce a isolare, denunciare e far arrestare il gruppo dei mafiosi locali che si opponeva alla costruzione della diga perché faceva affari vendendo l’acqua a prezzo alto. Tra gli arrestati c’è anche Frank Coppola, soprannominato Frank Tre Dita, un boss legato a Cosa Nostra americana e siciliana.

8 gennaio 1970 – nasce la “Cooperativa ortofrutticola” di Partinico, con un lavoro seguito da Pino Lombardo.

25 marzo 1970 – va in onda la prima Radio libera d’Italia, la “Radio dei Poveri Cristi”, che denuncia i ritardi dello Stato e la situazione di abbandono in cui si trova la valle del Belice dopo il terremoto. Le trasmissioni, curate da Danilo Dolci, Pino Lombardo e Franco Alasia, vanno avanti solo per 26 ore prima di essere interrotte dalle forze dell’ordine.

23 novembre 1970 – il CSIPO firma il compromesso di acquisto di circa 10 ettari di terreno in contrada S. Caterina-Mirto su cui ha intenzione di costruire un nuovo Centro sperimentale educativo. Vengono consegnati due milioni di lire come anticipo, e ci si impegna per altri 30 milioni che il centro in quel momento non possiede. Si occupa del progetto, a titolo gratuito, una coppia di Milano, Giancarlo e Giovanna Polo.

1 marzo 1971 – Bernardo Mattarella muore a Roma all’età di 65 anni.

31 marzo 1971 – il CSIPO firma il contratto di acquisto del terreno di Mirto. Il comitato di sostegno tedesco Brot Für die Welt ha inviato oltre 25 milioni di lire. A Trappeto si cominciano a tenere seminari per comprendere le esigenze e formare i futuri educatori del Centro educativo.

1971 – Vito Bellafiore viene eletto come deputato all’Assemblea regionale siciliana, carica che ricopre fino al 1976.

luglio 1972 – il lavoro di Michele Mandiello porta alla costituzione ad Agrigento del Consorzio “Kronion”, a cui aderiscono numerose cantine sociali del territorio. Si tratta di cooperative autogestite che interessano 6mila soci per oltre 700mila quintali d’uva all’anno.

luglio 1973 – la Corte di Cassazione di Roma conferma la condanna d’Appello di Danilo Dolci e Franco Alasia alla pena rispettiva di due anni e un anno e mezzo. Ma la pena viene condonata.

1973 – Lorenzo Barbera fonda a Palermo il Centro Ricerche Economiche e Sociali per il Meridione (CRESM), attivo ancora oggi con sede principale a Gibellina.

febbraio 1974 – iniziano i lavori per la costruzione del Centro educativo di Mirto.

7 gennaio 1975 – a livello informale comincia la sperimentazione educativa a Mirto, con due gruppi di bambini dai quattro ai cinque anni.

1975 – Ludovico Corrao difende il democristiano Graziano Verzotto dalle accuse di corruzione e di aver versato fondi neri nelle banche di Sindona. Per questa scelta Corrao viene fortemente criticato dal segretario regionale del PCI Achille Occhetto. Verzotto è stato coinvolto anche nelle indagini sulla morte di Enrico Mattei, di cui era braccio destro, e sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, rapito da Cosa Nostra.

1983 – Vito Bellafiore viene eletto al Senato, rimanendo in carica fino al 1988.

ottobre 1983 – la scuola materna di Mirto viene riconosciuta Scuola statale sperimentale, ma viene imposta l’assunzione di insegnanti di ruolo. In questo modo vengono annullati anni di formazione degli educatori.

1988 – Il CSIPO e Danilo Dolci si dedicano sempre di più allo studio su educazione, creatività e sviluppo nonviolento. Il Centro per la piena occupazione diventa Centro per lo sviluppo creativo (CSC).

5 aprile 1992 – L’ex sindaco di Partanna Vincenzino Culicchia viene eletto alla Camera dei Deputati nelle fila della Democrazia Cristiana. Rimane in carica fino al 14 aprile 1994.

11 maggio 1992 – la Camera approva l’autorizzazione a procedere nei confronti di Vincenzino Culicchia per le accuse a lui rivolte da alcuni pentiti e della testimone di giustizia Rita Atria, secondo le quali il politico democristiano è vicino alla famiglia mafiosa degli Accardo di Partanna. Culicchia viene sottoposto al processo e assolto nel 2000.

26 luglio 1992 – Rita Atria, testimone di giustizia, si toglie la vita gettandosi da un palazzo di viale Amelia, a Roma. È rimasta profondamente segnata dalla strage di via D’Amelio, in cui Cosa Nostra ha ucciso il magistrato Paolo Borsellino, che lei chiamava “zio Paolo”.

1996 – Ludovico Corrao fonda a Gibellina il Museo delle Trame Mediterranee, donando alla Fondazione Orestiadi la sua collezione privata di manufatti e opere artistiche provenienti dai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e dal Medio Oriente.

30 dicembre 1997 – Danilo Dolci muore a Partinico dopo mesi di malattia.

7 agosto 2011 – il corpo di Ludovico Corrao, 84 anni, viene trovato sgozzato nella sua casa al piano superiore dell’edificio che ospita la fondazione Orestiadi. Del delitto si è autoaccusato il domestico dell’ex senatore, il 21enne Saiful Islam, originario del Bangladesh. I giudici lo dichiareranno incapace di intendere e di volere.

(in aggiornamento)

Fonti

Terremoto del Belice 1968, sito del Dipartimento Protezione Civile.

Relazione della commissione parlamentare d’inchiesta sull’attuazione degli interventi per la ricostruzione e la ripresa socio-economica dei territori della Valle del Belice colpiti dai terremoti del gennaio 1968.

Cronologia della vita di Danilo Dolci, a cura di Franco Alasia e José Martinetti.

La forza della nonviolenza. Bibliografia e profilo biografico di Danilo Dolci, di Giuseppe Barone Dante & Descartes, Napoli, II edizione 2004.

Giù nel Sud. Vito Bellafiore, la comunità santaninfese, il Belice ed il Meridione, di Pasquale Gruppuso, 2009.

Il sogno Mediterraneo, di Ludovico Corrao, a cura di Baldo Carollo, Ernesto Di Lorenzo editore, maggio 2017.

I miei 18 anni nel Belice, di Antonio Riboldi, Cittadella Editrice, Assisi, seconda edizione 1977