Personaggi del Belice: Vito Bellafiore

Tra gli amministratori locali del Belice, colui che ha vissuto più da vicino le lotte per la ricostruzione è Vito Bellafiore. Ex senatore, Bellafiore ha ricoperto la carica di sindaco di Santa Ninfa dal 1955 al 1983 ed è stato a lungo presidente del coordinamento dei sindaci del Belice.

In occasione del cinquantesimo anniversario del terremoto, lo scorso gennaio, Vito Bellafiore ha voluto pubblicare il libro Storia del Belice, dal terremoto alla rinascita negata (Angelo Mazzotta editore). 

Il libro contiene le relazioni predisposte dall’ex sindaco di Santa Ninfa in occasione del 25esimo, 26esimo e 30esimo anniversario dal terremoto per fare il punto sulla ricostruzione. Queste relazioni sono state lette rispettivamente nel 1993, nel 1994 e nel 1998 alla presenza delle autorità regionali e nazionali.

Bellafiore ha rivolto questo documento storico “agli amanti della verità”, per smentire passo dopo passo la disinformazione su quanto accaduto nel Belice.

Ma chi è il sindaco che si è fatto portatore delle istanze del Belice a livello regionale e nazionale per tutti questi anni?

Nascita e formazione

Vito Bellafiore nasce a Santa Ninfa l’11 luglio 1929 dall’artigiano Francesco Bellafiore e dalla moglie Rosa Amabile.

Nella biografia del suo libro, leggiamo che Vito “pratica sin da piccolo la bottega artigiana di calzolaio del padre, luogo di ritrovo, durante il periodo fascista, di tutti gli antifascisti del paese”. In questo ambiente Bellafiore inizia la sua formazione, che lo porterà dal 1943 in poi a svolgere attività politica per il Partito Comunista.

A ventun’anni, Vito Bellafiore svolge il servizio militare a Roma e poi a Piacenza. In questo periodo prende il diploma di infermiere e svolge questa mansione nel proprio reggimento. Dopo il congedo nel 1951, ritorna a Santa Ninfa e lì esercita la libera professione di infermiere fino ai trent’anni.

La vita politica

Nel 1952 Vito Bellafiore viene eletto nel Consiglio comunale di Santa Ninfa e accetta l’incarico di vicesindaco. Tre anni dopo, l’allora sindaco Luigi Ciulla rassegna le sue dimissioni per motivi di salute, e a soli 26 anni Vito si ritrova ad essere sindaco del paese.

Viene riconfermato per sette legislature, fino al 1983, quando viene eletto al Senato. Intanto, nel 1963 vince il concorso per l’insegnamento e inizia a svolgere questa attività.

Alle elezioni regionali del 1971 Vito Bellafiore è il primo dei tre eletti della provincia di Trapani nelle liste del PCI. All’Assemblea Regionale Siciliana è componente della Commissione Lavori Pubblici.

Il 26 giugno 1983 è eletto senatore per il PCI nel Collegio di Alcamo, e in parlamento è componente della Commissione Igiene e Sanità e della Commissione Consultiva per la destinazione dei fondi per il Belice. In quel periodo si batte in favore del nuovo ospedale di Castelvetrano, che alla fine verrà finanziato.

L’incontro con Danilo Dolci

Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, Danilo Dolci sta cercando di sensibilizzare gli amministratori del Belice sul tema dello sviluppo programmato, attraverso una serie di Centri in diversi comuni della Sicilia occidentale.

Durante questa operazione, Dolci trova apertura nell’allora sindaco di Santa Ninfa Vito Bellafiore, che dopo un lavoro durato alcuni anni predispone un Piano di sviluppo economico e sociale per la città e lo presenta alla cittadinanza il 2 giugno del 1962, con un convegno presieduto dall’architetto Carlo Doglio.

In quell’occasione, vengono dettate le linee generali per il lavoro del Comitato Intercomunale per la Pianificazione Organica della Valle del Belice, la cui creazione era stata definita alcuni mesi prima a Roccamena. Al comitato aderiscono 25 comuni delle province di Trapani, Palermo e Agrigento.

Il Comitato Intercomunale inizia a sua volta il lavoro per un piano che coinvolga con obiettivi comuni i diversi centri della Sicilia occidentale. Il “Piano di sviluppo condiviso per le Valli del Belice, del Carboj e dello Jato” viene completato nel 1967 e presentato durante la marcia “Per la pace e per un mondo nuovo” che dal Belice arriva a Palermo.

La lotta per la ricostruzione nel Belice

Come presidente del coordinamento dei sindaci del Belice, dopo il terremoto del 1968 Vito Bellafiore si trova a relazionarsi con le autorità di governo nazionali e regionali per avanzare le richieste della popolazione, che a causa dei ritardi nei soccorsi si trova in difficoltà molto gravi.

In quel momento estremamente difficile, la risposta del governo è rilasciare passaporti con procedure velocizzate e biglietti gratuiti agli abitanti del Belice, che vengono così incentivati ad emigrare. Questo, tuttavia, mette a rischio la compattezza dei comuni del Belice, e la stessa ricostruzione. Per questo, appena nove giorni dopo il terremoto, Vito Bellafiore organizza un Consiglio comunale di Santa Ninfa nel fango, in cui si chiede ai cittadini di non partire.

All’inizio di marzo del 1968 Bellafiore è a Roma insieme a Lorenzo Barbera del Centro Studi e Iniziative di Partanna e a circa millecinquecento terremotati per chiedere la legge sulla ricostruzione, che di lì a poco viene approvata.

Alcuni mesi dopo il terremoto, Bellafiore fissa un incontro a Roma con il presidente del Senato Amintore Fanfani, al quale denuncia le terribili condizioni in cui versano gli abitanti del Belice. Alla fine dell’incontro, Bellafiore mostra a Fanfani il fascicolo dei ruoli esattoriali pervenuti agli abitanti di Santa Ninfa, che di certo non si trovavano in condizione di pagare le tasse, non avendo più neanche le loro case.

“Sindaco, nel Belice capisco che certe cose sono andate più in fretta di altre”, risponde Fanfani. Prima che i sindaci tornassero nel Belice, arriva il fonogramma che sospendeva il pagamento delle tasse.

L’8 luglio 1968 il Presidente della Repubblica Saragat conferisce a Vito Bellafiore l’onoreficenza di Commendatore nell’Ordine al Merito della Repubblica italiana.

Negli anni successivi, da Santa Ninfa partono molte delle iniziative e delle battaglie per la ricostruzione, non ultima quella proposta da Bellafiore ma condotta dal parroco Don Antonio Riboldi con l’invio di lettere dei bambini santaninfesi ai politici italiani e il “viaggio della speranza” a Roma nel 1976.

Fonti:

V. Bellafiore, Storia del Belice, Angelo Mazzotta editore, 2018.

P. Gruppuso, Giù nel sudVito Bellafiore, la comunità santaninfese, il Belice ed il Meridione, 2010.

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