SPECIALE: I primi soccorsi dopo il terremoto nel Belice

I paesi del Belice erano già distrutti quando la terra tremò con forza ancora una volta dieci giorni dopo, la mattina del 25 gennaio 1968.

A Gibellina, la nuova scossa fece cadere fragili mura perimetrali, che avevano resistito al terremoto del 15 gennaio ma ne erano state danneggiate.

Quattro vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di soccorso persero la vita.

Alessio Mauceri, 53 anni, Giovanni Nuccio, 28 anni, Savio Semprini, 30 anni, e Giovanni Carturan, appena ventenne, morirono su quelle stesse macerie su cui avevano salvato vite, estratto corpi, recuperato oggetti d’arte e sgomberato strade.

Fu una tragedia nella tragedia.

Nel 1968 la Protezione Civile non esisteva come ente autonomo, per cui le sue funzioni tipiche dopo il terremoto nel Belice furono esercitate da Vigili del Fuoco e Forze Armate.

Alcuni mesi dopo il terremoto, nell’autunno del 1968, un resoconto delle operazioni di soccorso, con immagini e testimonianze fu pubblicato sul “Quaderno di Protezione Civile” (il file intergrale è scaricabile cliccando sul link qui sotto).

Quaderno di Protezione Civile – L’OPERA DI PROTEZIONE CIVILE NELLA SICILIA COLPITA DAL TERREMOTO 14 gennaio – 31 marzo 1968

L’intervento

“Alle ore 2,40 la Prefettura di Trapani diede notizie di una forte scossa tellurica nella Valle del Belice, verificatasi verso le ore 2,30”, si legge nella relazione dell’ingegnere Fabio Rosati, Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Roma.

“Successivamente il Comando VV.F. di Palermo comunicava di aver avvertito una nuova scossa verso le ore 3,02. Si trattava questa volta della scossa distruttiva, che aveva coinvolto vari centri della Provincia di Trapani e Agrigento”.

“L’Ispettore Generale, già sul posto, portò a termine una rapidissima ricognizione ed alle ore 4,10 potè dare, dalla Caserma dei Carabinieri di Castelvetrano, la prima comunicazione che metteva in rilievo la gravità del disastro e l’elevatissimo numero delle vittime umane. Da questo momento venne allarmato l’intero dispositivo di emergenza e messo in atto il piano generale di soccorso”, prosegue il resoconto.

“A fronte alle notizie del sisma che cominciarono a pervenire alla Direzione Generale fra le ore 3 e le 4 del mattino del 15 gennaio, verso le ore 9 dello stesso mattino, la Colonna Mobile Centrale iniziava le operazioni di imbarco a Civitavecchia, la Colonna Mobile della 6 Zona iniziava le operazioni di imbarco nel porto di Napoli ed i primi aerei decollavano dall’aeroporto di Ciampino, mentre i reparti che dovevano raggiungere la zona per via ordinaria erano già in marcia”, scrive l’ingegner Rosati.

“A meno di 24 ore di distanza tutte le forze mobilitate dal Continente erano sbarcate in Sicilia ed il giorno 16, nelle prime ore del pomeriggio, erano già in gran parte in zona di operazione ed in attività”.

Le difficoltà logistiche

L’ingegnere Rosati sostiene che “nessun sostanziale ritardo si è verificato rispetto ai tempi previsti anche se non poche sono state le difficoltà incontrate nelle operazioni di imbarco e di sbarco, nel reperimento dei mezzi necessari e nel superamento degli inevitabili imprevisti collegati al movimento di circa duemila uomini e di molte centinaia di automezzi”. Analizza poi le possibili soluzioni per garantire un intervento più tempestivo nelle isole, riducendo il tempo necessario da 24 a 12 ore.

Ulteriori difficoltà nei soccorsi furono registrate a causa delle caratteristiche geografiche del territorio.

“L’estremo decentramento periferico delle zone colpite dal terremoto ha posto fin dall’inizio problemi estremamente impegnativi all’organizzazione dell’intervento e dei soccorsi, problemi aggravati dalla difficile situazione della viabilità (strade tortuose e in parte investite dalle frane causate dal sisma)”, scrive l’ingegnere Riccardo Sorrentino Ispettore Generale dell’ VIII Zona di Protezione Civile.

Operazioni di recupero beni 5

“Per fortuna, le scosse di terremoto verificatesi nel pomeriggio del giorno 14 gennaio non avevano ancora determinato danni gravi, ma erano servite di tempestivo allarme mettendo subito in moto la macchina dei soccorsi. Ciò infatti ha consentito che, alle ore 15 circa del giorno successivo, al momento cioè delle scosse distruttive, si trovassero già sul posto alcune squadre di Vigili del Fuoco dei Comandi locali, mentre erano in arrivo i reparti provenienti da zone più lontane costituenti la Colonna Mobile di Zona”.

“Dopo le scosse più violente il quadro della situazione (…) era altamente drammatico. I paesi colpiti erano inaccessibili, tutte le strade erano invase dalle macerie. Nella notte fonda e con tempo freddo umido e nevoso, i superstiti, in parte feriti, vecchi e bambini, affollavano ammutoliti le strade all’imbocco dei paesi”, scrive Sorrentino.

“Salaparuta e Poggioreale, dove squadre di vigili trovavansi sul posto al sopraggiungere della scossa disastrosa, erano completamente tagliati fuori nè era possibile ricevere da quei luoghi notizia alcuna. Ogni squadra doveva perciò agire in maniera autonoma operando di propria iniziativa e cercando di porre in salvo più persone possibile. Molti atti di puro eroismo sono stati compiuti in quelle prime ore dai pochi vigili, che moltiplicavano le loro energie operando sotto la minaccia dei crolli, mentre altre scosse si susseguivano con frequenza”.

“Migliaia di vecchi, bambini e feriti venivano trasportati dai vigili a Castelvetrano con tutti i mezzi utilizzabili, mediante un numero incalcolabile di viaggi”.

Il documento riporta i risultati conseguiti nelle operazioni dei Vigili del Fuoco nei vari settori operativi: Gibellina, Salaparuta e Poggioreale, Santa Ninfa, Partanna, Salemi-Vita-Calatafimi, Montevago, Santa Margherita Belice e Menfi, a cui si aggiungono le attività di perlustrazione e soccorso nelle campagne e l’attività svolta dal comando di Palermo.

Viene sottolineato inoltre che “nelle operazioni di soccorso alle popolazioni terremotate della Sicilia si è avuto il primo effettivo esempio di attiva ed efficace collaborazione fra i reparti e Comandi dei Vigili del Fuoco e reparti ausiliari formati da giovani delle organizzazioni maschili e femminili dei Boy Scouts, oltre che di diverse organizzazioni
similari italiane e straniere”.

Le critiche

Nonostante l’intervento e l’azione dei Vigili del Fuoco e degli altri operatori sia stata di indubbio valore e merito per le operazioni individuali e di squadra, il funzionamento della macchina dei soccorsi dopo il terremoto del 1968 non fu esente da critiche.

I sopravvissuti al terremoto raccontano che i soccorsi e l’assistenza gli sfollati vennero prestati in ritardo e in modo insufficiente, che molte persone si ammalarono perché rimasero al freddo e perché le tende ci misero giorni ad arrivare, raccontano che mancavano cibo e altri generi di prima necessità. Ma cosa determinò quei ritardi e quegli errori, se ce ne furono?

Il sistema di intervento in vigore all’epoca in casi di calamità naturali attribuiva all’Amministrazione dei lavori pubblici la titolarità dei maggiori poteri sia nella fase dei primi soccorsi che in quella della ricostruzione, in virtù di un decreto-legge del 1926 e nel decreto legislativo del 1948.

L’Amministrazione pubblica quindi agì in modo centralizzato, escludendo il ruolo delle autonomie regionali e locali.

La relazione di minoranza della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla ricostruzione nel Belice, nel 1981 puntò il dito contro queste mancanze.

“L’opera di soccorso si dimostrò dispersiva, caotica, inadeguata”, si legge nella relazione firmata dai senatori Graziani, Iannarone, Lazzari, La Porta e Ottaviani, e dai deputati Antoni, Castoldi, Geremicca, Pernice e Spataro.

“La fornitura dei generi alimentari, l’approntamento dei presidi sanitari, la provvista di medicinali necessari, l’apprestamento e le assegnazioni di ricoveri provvisori in tende, e successivamente la scelta delle aree in cui localizzare le baraccopoli, si svolsero all’insegna della più grande confusione”, sostengono i parlamentari.

“Le prime forme di speculazione e di prevaricazione sui cittadini interessati presero corpo fin da quella fase iniziale”.

Pompieri e autorità
Vigili del fuoco insieme alle autorità in visita nel Belice.

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